Ragazzoni Angiolillo

1911-1996

Operaio, antifascista, socialista, segretario della Fiom di Milano, segretario della Camera del lavoro di Milano

Nacque a Stoccarda l’11 marzo 1911 da genitori italiani di origine veneta, il padre, apprezzato scultore in legno, era giunto in Germania per svolgere il suo mestiere. Di idee anarchiche aveva battezzato il figlio con il cognome di un giovane anarchico giustiziato in Spagna, nome che costerà più volte al giovane Ragazzoni minacce e violenze da parte dei fascisti negli anni del regime. La famiglia ritornò in Italia nel 1914, stabilendosi a Vicenza, poiché il padre, allo scoppio della Prima guerra mondiale, non volle prestare servizio militare per la Germania. Ma nel 1915, con l’intervento dell’Italia nel conflitto, venne chiamato alle armi. Gli anni a Vicenza durante la guerra furono anni drammatici per la famiglia Ragazzoni, soprattutto all’indomani della disfatta di Caporetto, essendo la città retrovia del fronte. Angiolillo rimase fortemente segnato alla vista dei soldati della Brigata Sassari, rientrati a Vicenza, feriti, sporchi, emaciati, verso i quali la popolazione civile, tra cui la madre e Angiolillo stesso, si attivò per raccogliere cibo e indumenti. Con la casa distrutta, due materassi rimasti, si trasferirono a Milano, dove la madre per mantenere i quattro figli lavorava come pulitrice in oro. Nel capoluogo lombardo, Ragazzoni intraprese i suoi studi, dopo le elementari frequentò le scuole professionali, la Società Umanitaria poi gli studi superiori applicati all’industria, lavorando di giorno e studiando la sera. Nel contempo, si mise a suonare il violino prendendo lezioni da un’allieva di Arturo Toscanini, una passione che coltiverà per tutta la vita. Intanto il padre, vecchio sindacalista, lo conduceva con sé, già all’età di 12 anni, alla sede della Camera del Lavoro di Milano, dove tenevano anche programmi musicali. Nel 1925, a 14 anni, viste le necessità famigliari, ottenne il suo primo impiego presso in un’oreficeria. A vent’anni, unico figlio maschio, venne esonerato dal servizio militare, provvedendo così al sostentamento della famiglia, anche in seguito alla fuga del padre in Francia, nel 1932, per ragioni politiche. Nel 1933, venne assunto come operaio alla Magneti Marelli di Sesto San Giovanni, maturando una vera e propria coscienza di classe. Chiamato alle armi, subito dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, partecipò alla campagna sul fronte francese. Rientrò poi alla Magneti Marelli come impiegato tecnico in seguito alla richiesta di esonero da parte dello stabilimento. All’indomani dell’8 settembre 1943, prese parte all’attività antifascista clandestina all’interno della fabbrica: fondò il Cln aziendale, contribuì a sabotare la produzione bellica e a distribuire volantini e manifestini fuori e dentro la fabbrica, fu tra i promotori dello sciopero generale del marzo 1944 che costò l’arresto per rappresaglia e la deportazione di 139 lavoratori della Magneti Marelli, e mantenne i collegamenti con la 129° Brigata Garibaldi e la 52° Brigata Matteotti.  Il 25 aprile 1945, fu tra coloro che favorirono l’insediamento di Riccardo Lombardi come primo prefetto di Milano dopo la Liberazione. Nello stesso anno, Ragazzoni assunse l’incarico di presidente della Commissione interna della Magneti Marelli e contribuì alla formazione del primo Consiglio di gestione della fabbrica. Al primo congresso della Fiom milanese, nel 1946, fu eletto segretario provinciale, entrando nel comitato direttivo. All’epoca erano due i fronti sui quali era impegnato il sindacato dei metalmeccanici – forte di circa 136.000 iscritti – la disoccupazione e la ricostruzione. Nel 1947, mentre si procedeva verso il primo contratto nazionale dei metalmeccanici, di cui Ragazzoni sarà uno dei primi firmatari, si contavano circa 50.000 licenziamenti, quasi tutti in quel settore.  La discussione e il confronto sui temi caldi avvenivano, tuttavia, fuori dall’orario di lavoro, in base a una legge governativa che impediva al rappresentante sindacale di introdursi nelle fabbriche e parlare con gli operai durante il lavoro. Ragazzoni subì, in tal senso, tre processi per violazione di domicilio. Nel 1948, lasciò la Fiom per entrare nella segreteria della Camera del lavoro di Milano, nella corrente socialista, dove gli fu assegnata la responsabilità del settore contratti e vertenze, in anni che videro il sindacato milanese impegnato a fronteggiare la controffensiva di quella parte del fronte industriale che minacciava chiusure e licenziamenti. Ragazzoni seguì, in particolare, la lotta contro la smobilitazione di un reparto della Osram che avrebbe portato al licenziamento di oltre duecento lavoratori. Una vertenza di importanza strategica per la Cdl, nel corso del 1950, fu quella combattuta contro la Ercole Marelli, i cui lavoratori erano scesi in agitazione per protestare contro i licenziamenti richiesti dalla direzione aziendale. La vertenza si protrasse per oltre 75 giorni e culminò con l’occupazione dello stabilimento da una parte delle maestranze, dopo la decisione della direzione di abbandonarlo. In quell’occasione, Ragazzoni sottolineò che l’occupazione delle fabbriche da parte delle maestranze e il loro impegno nel portare avanti la produzione doveva diventare un fattore fondamentale delle lotte successive dei lavoratori italiani. Pochi giorni dopo giunse però la sentenza della magistratura che giudicò illegittima l’occupazione delle fabbriche da parte degli operai e il funzionamento dello stabilimento dopo la fuoriuscita della direzione. Dopo lunghe e laboriose trattative, la Camera del lavoro ottenne la riduzione del numero dei licenziamenti da 1200 a 400 e la rivalutazione dei salari al 50 %.  Nel 1951, cessò la sua attività sindacale per motivi di salute. Rimasto disoccupato si mantenne suonando il violino e successivamente intraprese un’attività commerciale come rappresentante in una società di liquori, diventando poi ispettore e infine direttore commerciale degli stabilimenti Tassoni di Salò. Si dedicò poi, a partire dagli anni ’60, all’impegno politico: iscritto al Psi fin dal 1943, divenne consigliere di zona nel 1965 a Quarto Oggiaro, una delle zone più povere della periferia milanese, istituendo il primo comitato inquilini, un’attività intensa che gli varrà il riconoscimento dell’Ambrogino d’oro. Nel 1972, passò ad occuparsi del sindacato pensionati, stabilendosi a Caronno Pertusella, e svolgendo il suo impegno sociale nel comprensorio di Busto Arsizio. Fu poi membro del Consiglio generale delle Leghe a Busto, del comitato direttivo del sindacato pensionati e del Consiglio provinciale dell’Anpi, collaborando con le scuole sui temi della Resistenza e della Costituzione.

Morì a Caronno Pertusella nel 1996.

Fonti

Adl, Archivio della Camera confederale del Lavoro di Milano (1945-1981) 

Adl, Fondo Giuseppe Granelli, Intervista ad Angiolillo Ragazzoni

Bibliografia

Un minuto più del padrone. I metalmeccanici milanesi dal dopoguerra agli anni settanta, Vangelista, Milano, 1977

Angiolillo Ragazzoni, in La Fiom di Milano. I funzionari1945-1985, a cura della Fiom Cgil di Milano, 1985, pp. 68-70

Claudia Magnanini, Ricostruzione e miracolo economico. Dal sindacato unitario al sindacato di classe nella capitale dell’industria, FrancoAngeli, Milano, 2006

(Roberta Cairoli)