MONTAGNANA MARIO
[Torino, 22 giugno 1897 / Torino, 8 agosto 1960]
Mario Montagnana nacque a Torino il 22 giugno 1897, quinto di sette figli di una famiglia di origine ebraica appartenente alla piccola borghesia cittadina. Crebbe in uno dei quartieri cittadini più sensibili alle idee socialiste, Borgo San Paolo.
Dopo aver conseguito la licenza tecnica e in seguito alla morte del padre lavorò come meccanico per la Diatto e per la Lancia.
A 16 anni si iscrisse al Partito socialista italiano e nel 1917 partecipò ai moti per la mancanza del pane, contro il carovita e contro la guerra. Fu arrestato e segnalato dalla prefettura torinese come un elemento che «esercita notevole influenza», in specie tra i giovani. Entrò prima a far parte del gruppo dell’Ordine Nuovo, fu tra i fondatori del PCd’I e redattore del quotidiano comunista (l’Ordine Nuovo, appunto).
La sorella Rita, anch’essa militante comunista, nel 1924 divenne la moglie di Palmiro Togliatti.
Lavorò per l’Unità fino alla sua soppressione in seguito alle leggi fascistissime e per sfuggire all’arresto il giornalista comunista fu costretto a emigrare in Francia.
Svolge attività politica tra la Francia, il Belgio, l’Italia e l’Urss. Nel 1936 fu tra i volontari della guerra civile spagnola. Rientrato in Francia diresse fino alla chiusura il quotidiano La voce degli Italiani. Dal 1939 al 1941 Montagnana fu internato nei campi di concentramento di Vernet d’Ariège e di Les Milles, appena liberato emigrò a Città del Messico, dove rimase fino al 1946. Durante l’esilio messicano ebbe modo di scrivere l’autobiografia Ricordi di un operaio torinese (Roma 1949).
Rientrato in Italia fu chiamato a far parte della Consulta nazionale, e poi eletto all’Assemblea costituente. Fu deputato (I e II legislatura) e senatore (III legislatura) e si occupò in prevalenza di questioni relative al mondo del lavoro.
Dal 1952 al 1955 ha ricoperto la carica di segretario responsabile della Camera del Lavoro di Milano.
Fu tra le altre cose fondatore dell’Alleanza per la ricreazione popolare, che anni dopo sarebbe divenata ARCI.
Morì a Torino l’8 agosto 1960
Fonti:
Archivio della Camera confederale del Lavoro di Milano, Archivio del Lavoro, Sesto San Giovanni;