CARLO DELL'AVALLE
[Milano, 24 aprile 1861 – Milano, 10 dicembre 1910]
Nato a Milano il 24 aprile 1861. Dopo aver esercitato per vari anni il mestiere di tipografo negli anni intorno al 1890, D.A. diventò una delle figure più presenti negli ambienti del movimento operaio e socialista milanese, dedicando ogni sua attività all’opera di propaganda e organizzazione. Autodidatta minuto ed esatto nella persona come nel lavoro, ottimo parlatore, da posizioni democratico-repubblicane si avvicinò gradualmente al socialismo in quella Milano operaia in cui si stavano gettando le basi dei futuri sviluppi di tutto il movimento sindacale e politico italiano. Nel 1889 D.A. fu il redattore di un settimanale, L’Italia operaia che, pur nel limite dei numeri pubblicati, da un quadro efficace della fisionomia sociale della Milano in cui si era formato, fervente di uno spirito associativo più legato alle vecchie tradizioni artigianali e cittadine che alle nuove realtà proletarie. Gli azionisti che sostenevano il giornale di D.A. erano prevalentemente tipografi, ma con loro c’era il deputato Maffi, la loggia massonica, la Società cooperativa di resistenza fra operai legatori di libri, una passamanaia, un calzolaio, un ebanista, un ex meccanico. Società particolarmente citate sono quelle dei guantai, degli spazzolai, canestrai, lavorati in osso, e anche l’Unione mutua istruttiva, la “Abramo Lincoln”, la fratellanza “Garibaldi” e il Circolo evangelico. Il giornale si batteva per un’azione strettamente legalitaria, svolta con l’arma del voto al fine di eleggere propri rappresentanti operai nelle amministrazioni comunali e al parlamento. La battaglia più pressante, però, era quella per unire e trasformare in un efficiente strumento di azione elettorale i tre più vasti organismi in cui si dividevano le forze popolari locali; il Consolato operaio, il Fascio dei lavoratori, il Partito operaio italiano, in cui D.A. era una voce assai ascoltata.
All’importante VII Congresso operaio milanese del giugno 1891 sarà D.A. sulla linea di Turati e di A. Kuliscioff, a propugnare la creazione di un vero e unico partito di classe, per cui indicava il nome di partito socialista. Come presidente del Congresso di Genova, dell’anno seguente, D.A. assisterà attivamente alla nascita del partito dei lavoratori italiani, il futuro Partito socialista italiano. Eletto membro del comitato centrale del nuovo partito e nella redazione milanese del suo organo settimanale Lotta di classe, di cui farà parte insieme con Lazzari fino alla nascita dell’Avanti!, al congresso di Reggio Emilia del 1893 firmerà l’odg più intransigente nei riguardi della tattica elettorale, sempre con Lazzari e poi con Croce, Vergnanini e Serrati. Nel suo intervento sosterrà di nuovo il “punto di vista operaio”, per un programma tattico schiettamente classista nel campo economico e politico. Con il 1894 e l’inizio del periodo di repressioni antisocialiste, che doveva prolungarsi fino agli albori del secolo, D.A. fu più volte colpito. Nell’ottobre del 1894 venne denunciato quale membro del Comitato esecutivo del PSI e del Circolo di studi sociali di Porta Vittoria; nel febbraio 1895 per aver fatto stampare un manifesto riproducente il gruppo dei condannati dei Fasci siciliani.
Incarcerato e poi confinato a Pallanza, dove ebbe l’ostinazione di svolgere un’attività di propaganda tra gli operai della zona, dopo la sua liberazione venne riconfermato quale segretario dell’ufficio esecutivo del PSI anche al congresso nazionale di Firenze nel luglio del 1896, in apertura del quale tenne una delle sue consuete precisissime relazioni amministrative.
Al congresso nazionale di Bologna, l’anno seguente D.A. propose di dare al partito un’organizzazione amministrativa e politica più decentrata. La proposta fu respinta per il timore non infondato che essa avrebbe permesso, in particolare al forte e autonomo gruppo milanese, una tattica elettorale transigente di fatto e libera da impegnative affermazioni di principio. In ogni caso il congresso di Bologna segna una tappa significativa per gli operaisti come lui. A loro, che aveva imparato a conoscere, la Kuliscioff seppe abilmente indicare, con la sua relazione sul “contegno del partito di fronte al movimento economico del proletariato industriale”, l’obbiettivo primario della lotta di resistenza per ottenere una seria legislazione del lavoro, l’impegno pratico per i miglioramenti sociali contrapposto all’ipertrofia politico-elettorale: i naturali sbocchi riformistici delle loro origini democratico-legalitarie.
Le questioni affrontate dalla Kuliscioff saranno quotidianamente verificate da D.A. durante il lungo periodo trascorso in Svizzera. In occasione dei moti di Milano, pur cercando con Turati e Rondani di svolgere un’opera di moderazione, si era infatti trovato esposto in una posizione di primo piano e aveva dovuto cercare rifugio a Lugano: qui aveva trovato lavoro presso la tipografia del Socialista, di cui con il 1899 era divenuto redattore e amministratore, e aveva iniziato a svolgere attività di propaganda nell’ambito dell’Unione socialista di lingua italiana , che raccoglieva le organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori ticinesi e italiani emigrati, e di cui il settimanale luganese era la voce informata e polemica. Come tanto altri profughi politici del ’98, D.A. si trovò così a contatto con categorie operaie che non conosceva: quelle del proletariato emigrante, analfabeta, estraneo a ogni concetto di associazione, diffidente e allo stesso tempo assai sensibile alla rumorosa presenza anarchica, immesso violentemente in un contesto sociale industrializzato e moderno, e nello stesso tempo emarginato nei ghetti, oggetto di intolleranza anche per larghi strati delle classi lavoratrici locali. La risposta di D.A. ai problemi dell’emigrazione , come quelle di Vergnanini e Rondani e in genere degli altri profughi politici che collaboreranno maggiormente con l’USLI tenderà a porre in primo piano “la parte pratica della rivoluzione legale”, cioè l’organizzazione sindacale: nel marzo del ’99 il Socialista muta il suo nome in Avvenire del lavoratore e si occupa prevalentemente, con il gusto dell’esattezza e l’antipatia per le frasi roboanti che erano proprie di D.A., dei problemi e delle lotte del lavoro, della diffusione della coscienza sindacale, del miglioramento dei rapporti con le forti organizzazioni svizzere. Quando con gli inizi del 1901 nell’USLI prevalsero coloro che volevano darle un carattere schiettamente politico, e sull’Avvenire del lavoratore comparvero aspri dibattiti di tendenza che si accentuarono con netta prevalenza delle posizioni antiministerialiste e intransigenti, D.A., pur condividendole, ne accentuò con fastidio il tono di scomunica settaria o confessionale, mettendo in guardia i lavoratori coscienti che vi volevano partecipare del pericolo di dimenticare la lotta attiva della propaganda, fondata non sulle “parole”, ma sul lavoro pratico, sul quotidiano sacrificio.
Riferimenti bibliografici
F. Andreucci, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, vol. II, Roma 1975, p. 201;
www.archiviobiograficomovimentooperaio.org
www.treccani.it