Biografie Sindacali

Biografia

Vecchio Stella

1921 - 2011

Stella Vecchio, era conosciuta come Stellina. Diventa “stellina” per distinguerla da Estella, Teresa Noce. Partigiana, sindacalista, dirigente politica, parlamentare e attivista per la solidarietà internazionale — la sua vita è stata interamente dedicata all’impegno civile e politico. Quando si presentava diceva “sono nata del 21 come il Partito” intendendo ovviamente il partito comunista. Infatti Stella nacque a Milano nel 1921 e abitava nelle case dei postelegrafonici tra viale Zara e piazzale Lagosta, in casa erano tutti antifascisti. La mamma Luigia Scanziani, detta Gina era una sarta. Il padre, Enrico era postino, aveva perso la gamba durante la Prima Guerra Mondiale, e fu tra i delegati al congresso di Livorno. Era dirigente degli Arditi del Popolo, la formazione antifascista che negli anni Venti, rispondeva e si opponeva allo squadrismo fascista e per questa attività fu arrestato una prima volta. Il rapporto con il padre, che la educa alla politica senza differenze di genere, è per Stellina Vecchio fondamentale nella sua formazione politica e familiare. Cresce diversamente dalla sue coetanee, senza pregiudizi ne discriminazioni. Altrettanto importanti per la sua formazione furono le vacanze in Francia tra i 14 e i 17 anni (gli anni del Fronte Popolare e delle Bigate internazionali della Guerra di Spagna) a casa di parenti, lavoratori italiani emigrati, che avevano una trattoria. lì scoprì la democrazia: andava alle feste de L’Humanité – Il Quotidiano del Partito Comunista francese – e faceva il gioco del tiro a bersaglio e contro i fantocci di Mussolini e del generale De la Rocque (fondatore del Partito sociale francese, formazione nazionalista vicina al nazionalsocialismo tedesco). Stellina si divertiva a fare la parodia di Mussolini scatenando risate e ilarità. Però poi quando rientrava in Italia, temeva sempre che alla frontiera la arrestassero, quasi che doganieri potessero sapere della sua irriverenza verso il capo del fascismo. Stella prese il diploma di maestra e iniziò a insegnare, nelle campagne del milanese, ai figli dei braccianti e pur essendo inquadrata nelle organizzazioni fasciste – era capitano dei figli della lupa – sfuggiva alla propaganda fascista e cercava di promuovere un insegnamento libero. Molti dei suoi alunni sarebbero diventati in seguito socialisti e comunisti. Per sfuggire all’inquadramento nelle organizzazioni fasciste, decide di iscriversi all’università per diventare “professore”. Frequentò la Cattolica, pur non essendo credente (ma battezzata di nascosto da padre), perché era l’unica ad avere la facoltà di Magistero. Ma presto dovette fare i conti con la realtà: nel 1943 quando fu imposto agli studenti il giuramento “antimodernista” contro le ideologie liberali e marxiste, Stellina abbandonò l’Università. Fu un ulteriore gesto di libertà. Proprio in quegli anni Stella scelse di impegnarsi attivamente. Il 25 luglio alla caduta di Mussolini, Stellina chiese di iscriversi al Pci – suo padre nel frattempo svolgeva già attività clandestina per il partito, ma lei non ne era ancora a conoscenza. Arrivò l’8 settembre e Stellina, assieme alla mamma, si adoperò per salvare il soldati che scappavano dal fronte e dai tedeschi. Chiese di essere iscritta alla Guardia nazionale per difendere la città, tra l’incredulità degli operai reclutatori che si domandavano se anche le donne potessero prendere le armi. Alla fine fu deciso di si. Ma le armi non arriveranno mai e il generale Vittorio Ruggero, comandante militare di piazza, consegnò la città ai tedeschi. Stella iniziò a fare la staffetta partigiana con il nome di battaglia Lalla. Come maestra aveva diritto a un bicicletta che le serviva per fare da collegamento tra Milano e la Valsesia, dove agivano le brigate del comandante Cino Moscatelli. Si alternava nel lavoro clandestino con una collega Ada Nazzani . “Ormai tra congedi, malattie e aspettative – diceva – a scuola non ci andavo più”. In quei primi mesi di occupazione tedesca Stella di notte, andava “con la banda del villaggio dei Postelegrafonici” ad attaccare manifesti antifascisti nella zona “Isola” dove vivevano. Tutte le sere nei primi 15 minuti di coprifuoco i giovani del villaggio – compresa Lyda sua sorella che aveva 4 anni – attaccavano manifesti e locandine sui pali con la colla che le loro madri avevano fabbricato usando la farina. In una delle villette del villaggio, riproducevano la stampa clandestina e i volantini, che poi venivano smistati e diffusi. Una notte fecero irruzione i repubblichini, misero a soqquadro la casa e arrestarono il padre, Stella fece appena in tempo a sbarazzarsi delle scatole di fiammiferi dove il padre infilava piegati fogli di giornali e volantini, che poi la mattina distribuiva in ufficio e per fortuna non trovarono le armi che Stella e il Padre nascondevano in cantina sotto il carbone. Quando le chiesero di scegliere se “fare il lavoro militare” in montagna o rimanere a Milano, decise di restare in città – non voleva lasciare sole la madre malata e la sorellina Lyda di 17 anni più piccola. Fu, quindi, agganciata da Vera Ciceci e si arruolò nei Gruppi di Difesa della Donna e per l’assistenza ai combattenti, una formazione partigiana femminile riconoscita dal Cln e indispensabile per la battaglia antifascista e per l’assistenza alle famiglie in città. Noi abbiamo avuto nelle fabbriche, sia di Milano che di Sesto San Giovanni, un’azione molto massiccia di sabotaggio della produzione bellica. […] I reparti femminili si distinguevano per abilità e coraggio e se molti carri armati, mitragliatrici, rivoltelle, bombe, gomme ecc. camminarono poco, spararono male o non arrivavano a destinazione fu anche per opera delle donne. Il 24 aprile del 1945, mentre portava un ordine d’insurrezione nel quartiere Niguarda, fu vittima di un agguato fascista in cui perse la vita accanto a lei la Gina Galeotti Bianchi, “Lia”, incinta di sette mesi. Sono giorni di dolore ma anche di coraggio, e Stella non si ferma. Il suo lavoro nella Resistenza le fa scoprire da vicino la classe operaia, un incontro che segnerà per sempre la sua visione politica. Con la fine della guerra, Stella è in prima linea nella ricostruzione del Paese e del Partito. Lavora nella Direzione Alta Italia del PCI, dove conosce Alessandro Vaia, dirigente dell’insurrezione milanese e futuro marito, con cui avrà due figli. Fa parte del cosiddetto Gruppo della Stufa Rossa organizzato da Teresa Noce (ci sono anche Rina Picolato, Maria Maddalena Rossi, Giovanna Boccalini in Barcellona, Luciana Viviani, Marina Sereni, Gisella Floreanini) che dà vita ai “treni della felicità” che portarono migliaia di bambini milanesi, affamati e senza casa, ospiti delle famiglie comuniste emiliano-romagnole. Nello stesso anno diventa la prima segretaria dell’Unione Donne Italiane di Milano. Poi il Partito la manda a Brescia e Cremona, a lavorare tra i braccianti. È una gavetta durissima, in anni di grandi conflitti sociali: la polizia di Scelba spara contro i contadini, e gli stipendi arrivano di rado. Ma Stella non si perde d’animo. Nel 1948 incinta di 8 mesi affronta la campagna elettorale e viene eletta deputata con 52 mila preferenze: siede in Parlamento accanto a figure come Longo, Togliatti, Teresa Noce, Marisa Rodano, Camilla Ravera. Si batte per i diritti delle donne e delle madri lavoratrici — è di quegli anni la legge Noce — e contro l’ingresso dell’Italia nella NATO. Nel 1953 rientra a Milano e si dedica al sindacato. Diventa responsabile femminile della Camera del Lavoro, e nel 1958 è la prima donna eletta nella segreteria confederale. È un fatto eccezionale: la seconda donna arriverà vent’anni dopo. Il suo impegno è costante: organizzare le donne nelle fabbriche, rivendicare parità di salario, asili nido, rappresentanza nelle commissioni interne, e celebrare ogni 8 marzo come giornata di lotta e consapevolezza. Negli anni Sessanta (1960-1962) passa al sindacato dell’abbigliamento, un settore con una forte presenza femminile. Sono gli anni del boom economico, ma non per tutti. Stella guida battaglie importanti contro il lavoro nero, contro il licenziamento per matrimonio, per la parità delle qualifiche. Sono lotte che segnano la storia dei diritti delle lavoratrici italiane. Per motivi di salute lascia il sindacato, ma non l’impegno. Lavora come addetta stampa al Comune di Sesto San Giovanni e continua la sua attività politica, promuovendo incontri sulla Resistenza nelle scuole, tra i primi a farlo già nel 1963. Dal 1973 fino alla morte di Francisco Franco si occupa del Comitato Spagna Libera, che aveva lo scopo di sostenere l’opposizione al regime franchista e poi nel Comitato Italia–Vietnam, di cui sarà presidente, ricevendo dal governo vietnamita la Medaglia all’Ordine dell’Amicizia per il suo impegno internazionale. Milano non ha dimenticato Stella Vecchio. Nel 2009 le assegna l’Ambrogino d’Oro, e nel 2011, alla sua morte, fu sepolta nel Famedio del Cimitero Monumentale, tra i Grandi di Milano. Insieme a Manzoni, Verdi e Toscanini!

Fonti

AdL, Archivio della Camera del Lavoro confederale di Milano; AdL, Fondo Giuseppe Granelli, Progetto 9, ad nomen; Fondazione Isec, Archivio Pci Federazione milanese, Commissione federale di controllo, Biografie dei militanti, b. 52 fasc. 135 (Vecchio Stella).